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Ché ogni giorno ti dimentico

Ché ogni giorno ti dimentico

per dimenticarti ancora, il giorno dopo,

fino a farlo diventare sempre.

 

Il lunedì mattina, ti dimentico,

appena sveglio,

venerdì prima di cena,

domenica alle 15.00 sentendo il peso delle 17.00 e poco poco.

il 3 febbraio, il 5 di ogni mese, il 9 quando è agosto.

 

Quando non ti scrivo, ti dimentico,

quando non mi pensi,

quando più non dico,

quando un pò mi manchi,

quando faccio finta,

quando silenziamo.

Quando le parole troppe,

poi il niente tutto,

la musica, quel verso,

il caffè, le gelaterie, il tapis roulant, la seta, il mantello,

le battute, i cani, gli aeroporti, le stronzate, il vino,

le porte chiuse, la gelosia, i quadri, le cose, i volti nuovi,

i chissenefrega, le paure, la poltrona, le camicie,

le cornici, le mani, il film, il computer, la lezione,

le lancette, le delusioni, i portici.

 

Ché ogni giorno ti dimentico,

per dimenticarti ancora, il giorno dopo,

fino a farlo diventare sempre.

Ti dimentico ogni giorno da 91 giorni appena.

 

Ché m’hai fatto male,

togliendo tempo a quello che restava,

spazio a ogni mia difesa,

parole sopra a un tavolino che ci volevano un pò guarire.

 

Ché mi fai male e io dimentico,

la vita s’attacca al collo e non ci sei.

E alle mancanze non s’aggiunge niente.

Finisce pure la poesia.

 

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poesia muri

Alle 18.40

Voglio fare.

Fammi spazio.

Vorrei dirti.

Dimmi “tutto”.

Se poi finisce?

Continuo io.

La parola e la mano.

La musica la senti?

La poltrona nella stanza?

La preferisci al cielo?

Preferisco il 5.

Prendi anche quello che rimane.

Mi fa male.

Questo è il bene.

Ho paura.

Mi è venuta fame.

Fai piano.

Stringi forte.

In che senso?

Il tatto.

È buio.

Mi fai luce.

E domani?

È venerdì.

Vado via.

Via San Felice?

Smettila.

Tu finiscimi.