Ti tremeranno le gambe

Ti tremeranno le gambe e non avrei la saggezza dei vecchi a sostenere, né il coraggio sprovveduto dell’adolescente, non la meraviglia del bambino nuovo al mondo o la lucidità forzata dell’adulto. Ti tremeranno le gambe e non avrai intorno amici a fare da cuscino né amori a dire che ogni peso s’è diviso. Non libri da leggere per passare il tempo o musica buona per riempire orecchie piene di frastuono quotidiano. Ti tremeranno le gambe e non avrai più da parlare, niente da scoprire. Ogni giorno sarà lunedì mattina, doccia fredda, caffè rovesciato sul foglio come china

Ti tremeranno le gambe e sarai a due passi da casa, il cancello aperto, il cane attento, gli occhi suoi al collo come colletto di camicia. Ti tremeranno le gambe a un passo dal tirar la maniglia, non la mano sua, più non credo. L’infanzia in ordine, l’adolescenza in bilico, l’età adulta che attraversa il viale. Ti tremeranno le gambe e non avrai la saggezza dei vecchi a mantenere, né il coraggio sprovveduto del ragazzo di paese, non la meraviglia che un amore insano t’ha strappato. Ti tremeranno le gambe e ti sentirai venir giù come sacco di farina preso a calci fino a sfinimento. Un passo ancora e non avrai nulla più da fare, malinconico il confine di un inizio che respiri come fine. Ti diranno “fatti avanti, non temere”, starai fermo, lo stomaco in subbuglio, spaventato dal trovarti – all’improvviso – di fronte a un fallimento, uno dei tanti. Ti tremeranno le gambe e sarai a due passi da chi eri, più impaziente, più cresciuto, più capace di sentirti niente

Ti tremeranno le gambe quando potrai di nuovo rivedere e non avere fame al cuore, non avere sete, fatto pace col rancore. La carezza della sera, un caschetto nero che parea di seta. E le carezze saran presto due, mancanti troppo in fretta come luce quando è inverno, lungo e tenebroso. Come scaffali a cui hanno rubato i libri e nessuno, nel saperli vuoti, trova il tempo del riposo. Ti tremeranno le gambe e sarai lontano, solo e consumato, sul finire di giornata a maledire i giorni tutti uguali, sto cazzo di paese costruito per finire già domani. Corri a casa, fai presto e chiudi tutto. Lascia tempo, rinuncia anche a capire. Corri a casa e ripesca il senso nella cesta dei panni sporchi da lavare, tira via la puzza di dolore e apri le finestre. Nuovo giorno, nuovo senso, nuove ore. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...