La miglior offerta

La peggior offerta

Fossi stata capace t’avrei appeso al muro come quadro da guardare. Ché una cornice t’avrebbe acceso il volto  immacolato, gli occhi sempre stanchi, il biondo lì sul mento a fare taglio per le mani.

Fossi stata meno astuta t’avrei tolto tutto, pure il fiato. Chè saperti costretto dentro ad indumenti mi costava l’astinenza. La maglia larga ti privava di bellezza, la cintura stretta in vita di dolcezza, le scarpe toglievano colore, il jens col nero come quando dentro piove e fuori è troppo sole.

Fossi stata meno attenta t’avrei lasciato andare poi lontano, a sporcarti con il mondo, a convincerti che i giorni sono tanti e tutti da sgualcire, che nasci quadrato e muori tondo e altro non sai dire. Saresti stato stanco il 7 di novembre, dolce il 3 di aprile, forte e delicato come rosa con le spine. E se fossi stata, io, meno invadente avresti adesso soffitti di segreti, fiducia nel per sempre.

Fossi stata capace, maledizione, t’avrei appeso al muro come foto da guardare. Chè uno scatto t’avrebbe immortalato, fatto esempio, di eterno verniciato. Un chiodo a sostenerti quando io di domenica mancavo e comodino sopra cui cadere quando vento freddo avrebbe lì soffiato.

Fatti tempo indietro, amore mio, fatti toccare. Chè più non mi ricordo se esistevi a questo mondo. Fatti luce che ti trovo nel cassetto, cartolina di settembre, bottone sul cappotto, quando dentro mi eri tutto ed adesso non sei niente. Fatti pace con la mia coscienza e dopo sciogli il nodo, cambia stanza, prendi strada, trova il modo. Fossi stata capace t’avrei tolto me dalle condanne, avremmo ora due cuori interi e due comode capanne.

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