Il Piccolo Principe e la volpe. Analisi di un addomesticamento forzato.

Chissà quanti di voi, come me d’altronde, hanno preso spunto da Il Piccolo Principe di Exupèry per elaborare infinite riflessioni traumatiche durante un comune giovedì sera.

Vi capisco, vi sono vicina. La questione di sta povera rosa che dovrebbe essere speciale ma praticamente è come le altre, sto povero cristo di Principe che fa incontri strani manco fosse capitato in Via Zamboni di venerdì sera dopo cena e la volpe, la volpe! Questa creatura dolce e indifesa che è passata alla storia come l’unico animale al mondo che ama essere addomesticato dal primo venuto, anche se è vestito da Principe.

Fatte queste premesse, dopo anni e anni di traumi e di citazioni riguardanti il tema scottante dell’addomesticamento, sono giunta a fare un’analisi piuttosto disincantata dell’incontro fatidico tra la volpe e il Piccolo Principe.

Obiettivo dell’analisi: guarire dai tormenti esistenziali che solo la letteratura provoca. E ve la dono anche questa analisi, nella speranza che voi possiate guarire con me e prima di Natale (perché già lo so che a qualcuno regalerete il libro! E so anche che, come me, entrerete al cinema per vedere il film con gli occhi a cuoricino! Lo ammetto, a volte ha ragione Eros quando dice  che “certi amori regalano un’emozione per sempre”. Noi proviamo intanto ad eliminare la fase “per sempre”. Ce la possiamo fare. Uniamo le forze per il bene comune).

Da bravi lettori se non ricordate il brano lo trovate qui in allegato La volpe e il Piccolo Principe. L’addomesticamento. pdf

In rosso troverete le frasi su cui fare attenzione!!! Prima leggetelo bene e poi via di analisi.

Analisi dei punti salienti del brano:

  • Non s’è mai vista una volpe così poco furba. Na deficiente, in pratica. Vuole proprio soffrire, vuole così tanto logorarsi che, di sua sponte, invita il Piccolo Principe ad addomesticarla, conscia delle lacrime che verserà quando lui la lascerà (perché la lascerà! C’è scritto ma è anche sottinteso! Oserei dire scontato).
  • Da notare l’insistenza con cui la volpe cerca di convincere Il Piccolo Principe di quanto sia dolce ed emozionante essere addomesticati. L’esempio fatto dalla volpe esplicita quello che le persone comuni chiamano “stato d’ansia”: aspettare tutti i giorni qualcuno alla stessa ora… anzi, a partire da un’ora prima! Evvai di travaglio interiore!
  • La volpe non si accorge, (noi si, mi raccomando restiamo concentrati) che il Principe le dice due cose fondamentali: “Non ho molto tempo”.. della serie “ah ciccia, c’ho da fa! Devo vedere altra gente, scoprire altre cose..” e Comincio a capire… C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”. Cosa vuol dire questa seconda frase? Ve lo spiego: il Piccolo Principe ha già qualcuno che lo ha addomesticato e non potrà essere addomesticato una seconda volta. È chiaro, evidente, anche illuminato il concetto.. come un’insegna di un mega store che si vede mentre passi con la macchina in tangenziale! E di sicuro la volpe non hai mai ascoltato “Triangolo” di Renato Zero né la convinzione con cui Renato dice “No!” dopo la parola “triangolo”.  
  • La volpe alla fine ha la meglio: non viene tramortita ma quasi, viene addomesticata (leggasi “sedotta e abbandonata”). E come volevasi dimostrare dai numerosi segnali di “respingimento” dati dal Piccolo Principe viene lasciata lì perché lui deve andare dalla sua rosa. (Qui la volpe avrebbe dovuto pensare: Bell’amico che sei! È vero che io ho fatto pressioni per st’addomesticamento ma mica ti ho obbligato! E ora chi ci pensa a me? Lo sai, vero, che appena te ne vai attraverso la strada a occhi chiusi e senza passare sulle strisce?  Ma la volpe non si esprime. Non pensa. Non sa. andiamo avanti!)
  • La volpe ha un lampo di genio e tenta una velata minaccia : “Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato” che tradotto significa “non fare il furbo ciccio, non mi ti scolli di dosso così facilmente!”. Il Principe, che dall’inizio non c’ha capito un ciufolo e poco gliene importa, la saluta e tante care cose. Ma prima le dice una cosa che lo candida a Principe premuroso dell’anno e gli fa vincere anche la fascia: “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”. Ed ecco che avviene un classico per i fans accaniti dell’amour toujours: lo “scaricamento” di responsabilità. (E qui mi sbilancio: c’ha ragione il Principe. C’ha ragione eccome! Se sei una che soffre di dipendenze e di masochismo dovrai pure saperlo! E non ti lamentare volpe. Questo deve partire, ha la navicella, una rosa ed è pure Principe! Tu sei una volpe e neanche furba!!!)

Riflessioni conclusive e morale personale della favola:

Non siate volpi poco volpi che qualcuno v’abbandona.

Non siate Principi poco Principi che qualcuno se la prenderà con voi: o una rosa o una volpe o il mondo intero.

Non siate neanche rose perché qualcuno avrà contemporaneamente messo voi sotto una campana di vetro e addomesticato una volpe da un’altra parte.

Se proprio volete essere qualcosa siate quello che ve pare ma non raccontatelo in giro perché poi passa l’Exupéry di turno che scrive un altro libro e fra 2000 anni stiamo ancora qui a risolvere i problemi esistenziali di tutti. Cià.

 

Vedimi tu.

Vedimi tu, ché hai gli occhi densi, la fronte alta, il sorriso acceso.

Vedimi tu, ché hai consistenza, la grazia nel guardare, i giorni tutti interi tra le mani.

Vedimi tu, dalla finestra o dalla porta, dalle lenti degli occhiali, dal vetro consumato del bicchiere, dal cielo in una stanza, dalla bocca dello stomaco o dal cuore.

Vedimi tu, ché io mi perdo e tiro dritto, ché io non c’ho coraggio, non mi impegno mai abbastanza.

Vedimi tu, ché hai la faccia coraggiosa.

E hai lasciato una sola luce accesa.

Vedimi tu. Io ho il vento contro e anche Saturno e un poco il mondo intero.

Vedimi tu, ché mi nascondo bene e non metto mai le lenti, mi rintano e faccio guscio.

Tiro giù i capelli sulla fronte e non mi smuovo, faccio finta, sempre mento.

Vedimi tu, ché hai gli occhi belli e non mi ricordo più di che colore sono.

Stavolta il verde non importa.

Vedimi tu, prima che Parigi bruci e scada lo yogurt dentro al frigo.

Vedimi tu, ché hai gli occhi intensi e guardano lontano.

Vedimi tu, per quello che so dire.