Ho detto niente.

nodo

Al senso d’abbandono ho reagito, legando, trattenendo, trovando il modo e pure il verso, mai quello giusto, mai il giusto tempo dedicato.

Ho detto niente, niente storie.

Cancella le pretese e i giochi di confine tra il tuo dire esasperato e il mio continuo dare.

Ho detto niente, niente scuse. Camminare, lontano andare e tagliare poi le fila, del discorso, del pretesto manifesto di tornare lì a cercare il senso pieno del sentire.

Ho detto niente, niente accuse, non le rose.

Ho detto niente, non cercare.

Ho detto niente, lascia stare le finestre, non rifare le coperte. Butta tutto via che l’essenziale s’è attaccato e ha preso forma lì sul polso. Ago nella carne e non fa male, non più a morire.

Non consumarmi il cuore a furia di pulire il senso delle cose che non dico. Ora non provo, non volevo. Ora non credo. Ho detto niente.

Al senso d’abbandono ho rimediato, educandomi alla logica sopravvalutata dell’ ìmpera! ma solo se dividi. Ho fatto a pezzi tutto e ho corona in mano, ma di spine. Il poco male, infondo, è come il poco bene.

Ho fatto a pezzi tutto, il poco s’è salvato sulla bocca dello stomaco, per quando poi mi perdo e da sola mi consolo. Ho detto niente, niente resta. E quando il caldo m’è scappato dalle mani ho fatto il nodo, ho scelto ancora. Non di testa. Niente resta. Ho detto niente. Tutto resta.

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