T’ho saltato.

Il tuo silenzio l’ho saltato, come pozzanghera d’acqua sporca e senza spazio al mio riflesso. T’ho saltato come si salta la corda superati gli anni 20 e fumando forse troppo poco. Questo mi hanno detto. Col fiato corto ma non tanto, col cappotto addosso in pieno inverno e la sciarpa che mi strozza appena.

T’ho saltato, come per raccogliere il limone su dal ramo. Con lo slancio disinvolto che ci mettono i bambini in mezzo ai prati, come i cani quando vedono il padrone, come gli innamorati agli aeroporti o sui binari, come i grilli in piena estate anche quando non hanno un cazzo da dire e si fermano a guardare, come me quando non mi riconosco affatto o forse troppo.

T’ho saltato come salto io quando mi prende la paura di sbagliare e allora vado, mi ci butto a capofitto e faccio punto. Non sbaglio perché cancello il fallimento alla partenza. E non mi fermo e più non tremo e non capisco e non importa mica tanto. Non tentenno e t’ho già saltato e salto ancora. Era la seconda volta? Ho perso il conto e ricomincio.

T’ho saltato, come il pezzo nella playlist che non ascolto e tiro dritto a quello buono, a quello che cercavo, che viene dopo e son contento. Me lo godo.

Il tuo silenzio, gli occhi bassi e incerti, quel mezzo sorriso improvvisato all’occorrenza, la mano sinistra tutta e il tuo anello, pure i tuoi bracciali, l’introversione del carattere in grassetto, l’estroversione del pensiero quando viene all’aria e non si tiene, le sigarette e altre pause di parola, quello che non so e non voglio sapere per legittima difesa, i pantaloni mezzi verdi e lo sguardo mezzo scuro, la consistenza di calendari che io avrei già strappato allo scoccare dell’anno nuovo. Le mie prove di pazienza e il mio improvviso buon umore, una carezza, forse tutte, tutta la mano. La lista, questa, l’ho saltata.

T’ho saltato, credo, come il secondo piano quando poi mi aspetta il terzo e c’ho troppa fretta di arrivare e mettere la chiave nella serratura. E la luce non l’accendo che del buio non mi frega. A piè pari o su un piede solo, che non è piatto. Né forchetta o tazza o cucchiaino. Il mio solco sulle cose già lo vedo, l’ho lasciato.

Aspetta, l’hai capito? T’ho saltato.

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