donna

T’AVREI.

T’ avrei ferito, poi, congelando la parte sinistra e intensa del tuo sorriso. Per scongelarlo in acqua bollente, tutti i giorni, a pranzo come a cena, sicuro a colazione.
T’avrei ferito, schiacciandoti al petto con la distrazione di cui è solita la gelosia d’amore.
T’avrei procurato tagli profondi nell’urgenza di trattenere la tua mano sinistra e poi la destra, l’orecchio su cui poggiare labbra dolci di fatica, i piedi su cui salire per ritrovare leggerezza.
T’avrei sporcato lanciandoti bugie bianche, nere offese, speranze verdi pronte a svanire.
T’avrei fatto lividi sul costato e giù negli occhi, per l’ansia inquieta di scavarti dentro e dirti conosciuto.
T’avrei appeso addosso inconsistenze tutte femminili, pesanti paure e qualche paio di dichiarazioni scritte su fogli di carta buona, libri sottolineati con intensità. T’avrei appeso addosso un futuro, una famiglia e amici invadenti, una promessa, una casa e quattro figli, zero tradimenti ma un cane o forse due, un armadio di vestiti inutili, molte scarpe col tacco, 1413 boccette del mio profumo, un libro da scrivere, un lavoro poco appagante, camicie ad infinitum, i giorni buoni e quelli brutti, le assenze di qualcuno, i capodanni con gente sconosciuta. Viaggi, taxi, chiavi di casa, quadri, un cartello con scritto “comprami”. Eccetera. Molti eccetera.
T’avrei inciso la pelle con etimologie latine, testi di canzoni ballate per strada, parole inventate per necessità di fantasia e di condivisione sotto lenzuola sporche, forse bianche.
T’avrei ridotto la consistenza delle mani a furia di chiedere carezze, abbracci e prese dell’ultimo minuto. E t‘avrei rotto il naso portandoti la testa verso il nuovo, fino a farla sbattere contro finestre a piombo sul mare.
T’avrei sfiancato nel corpo, tutto, chiedendoti di nuotare tra onde troppo alte per il mio insano gusto di annegare e nello spirito t’avrei violentato, volendoti mio per intero, volendomi tua sola religione.
T’avrei ferito, poi, ancora, senza validi motivi, per rabbia forse o per rancore, per vanità o disgusto, impazienza, sfiducia, tormento, pioggia, per povertà, per malattia, per il dolore dei giorni qualunque.
T’avrei amato senza amore, come l’amore può.

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7 comments

  1. labloggastorie · novembre 30, 2014

    Ha una forza questo scritto che mi ha catturato.

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  2. anitabianco · novembre 30, 2014

    grazie.. non so perchè ma immaginavo ti sarebbe piaciuto!

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    • labloggastorie · novembre 30, 2014

      Ci sono parti di noi che vivono tra le pieghe delle parole, a volte si riescono a cogliere. Credo che tu ne abbia colto qualcuna 😉

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      • anitabianco · novembre 30, 2014

        E ne sn felice. So di avere intorno lettori e penne sensibili. Questo mi piace moltissimo!;)

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  3. il barman del club · dicembre 11, 2014

    ci si cala dentro un amore che può essere più vero di quello vero, una sostanza fluida fatta di anse e mulinelli vorticosi, di quiete apparente e inondazioni improvvise; ma alla fine non rimane la bellezza o la desolazione, rimane il panorama di una storia in cui tirare le somme è come erigere una diga a protezione di se stessi. Da una parte tanta acqua per ricominciare, dall’altra una terra estesa che può diventare deserto o fioritura di una nuova germinazione. Ma è sempre l’acqua che dovrà decidere la scelta…

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    • anitabianco · dicembre 11, 2014

      Forse. Ma volte l’acqua, quando è bassa marea, semplicemente si ritira.

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      • il barman del club · dicembre 13, 2014

        vero… ma la marea è in continuo movimento: si ritira e si riapre, si nasconde e si ripropone; complice la Terra, complice la Luna…

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