Esistere sui cubi. (Come ringraziare)

Provare a smettere, rinunciare. Togliere gli anelli dalle dita, sul tavolo posare insane costrizioni. Prendere tempo, tentare la pazienza. Lasciar fare gli occhi, trattenersi dal gridare. Pensare che rimane, macchia di birra sulla fronte, pensare che rimane, il sole, il centro, il nido ricreato, te stesso ancora in gioco, ristorato. Rinunciare alle attese, alle pretese, a fare punto sulle cose. Parole nuove, nuove lingue ad abbracciarsi, gli occhi scuri e il tuo blu, il suo verde traballante, il bianco che poi perdo quando cerco di fermarlo, le frasi senza verbi, le mani a costruire. I gesti a incantare questo mare. Parentesi estive a scardinare il quotidiano. Fermati che ti immortalo, che mi vedo, nei passi tuoi, su questo asfalto caldo. Fermati che in te mi sono ritrovato, piccolo e sincero, forse sano. Movimento in piazza, esistere sui cubi. In molti essere pochi, concentrarsi nell’insieme. Insieme divenire. Dare quel che hai anche se è poco, pensarlo grande ed essenziale. Poi un punto sembra tagliare corto, dire basta. Ma non mi frega, il tempo io lo vedo e lo stomaco sorride. Sazia la mia pancia del tuo passaggio inaspettato.

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