Non regge un cazzo.

Intorpiditi gli occhi, quasi tostati, come fette di pane. Le giornate così vuote fino a traboccare, ricolme, delle inconsistenze umane, tutte mie, tutte reali queste mancanze. Scrostati i muri dalle poesie in emancipazione dal reale, buttati a terra i giorni, i sentimentalismi inutili, le pretese incastrate come i lego, a caro prezzo. Intorpiditi gli occhi, per aver atteso acqua a rinfrescare terreni aridi, secche guance. L’asfalto poi si scioglie e cola il trucco, con la torre di Pisa, quella degli asinelli, quella Eiffel, quelle gemelle, quelle di cartone, non portanti, quelle disgraziate, pure quelle disegnate. Non regge un cazzo, d’estate. Non i lampioni ai bordi delle strade, non i portici se manca la pioggia, non le insegne con le scritte bianche, non i lampadari se fuori è troppa luce. Non reggono i balconi senza gente, non il palloncino gonfiato con stupida fatica, non il posacenere sul tavolino di legno ardente. Non regge il controllo nelle menti esasperate, non il fiore tra le mani, non la fiamma della candela né la candela. Non regge il gioco o regge poco. Non tiene il mascara sugli occhi belli o sempre intorpiditi, né la cioccolata fuori dal refrigeratore; non il dentifricio né il consiglio ben dosato, non il mare dentro il mare, o il sugo sulla pasta. Il ciuffo sulla fronte, gli occhiali sul naso martoriato, il piede nella scarpa, le lenzuola sul corpo ribollente, il caffè nella tazzina. Il pigiama, la maglietta, il vaffanculo nella bocca, la collana al collo, il pollo nella padella. Non regge un cazzo, d’estate come, poi, d’inverno. Intorpiditi gli occhi, quasi tostati, come il pane. Senza fette di salame.

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2 comments

  1. il barman del club · agosto 11, 2014

    Pezzo bellissimo! Hai uno stile che colpisce all’istante: questa prosa-poesia che usa carta vetrata come velluto e si consuma ad ogni lettura, ad ogni sguardo. Il ritmo poi è veramente la base portante dell’insieme, il quale trascina senza scampo fino alla fine e invoglia a rileggere talmente è sferzante. Bella… mi ricorda le cavalcate di Vasco Brondi e le sue “luci”, i tuoi invece sono “martelli”, pensieri sincopati che non intorpidiscono gli occhi, anzi, li fanno tenere bene aperti dove è giusto guardare… prima di gridare!

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    • anitabianco · agosto 11, 2014

      Grazie per le parole attente e curate, per gli occhi che cercano e trovano quel che vedono! Spero tu abbia sempre lo stesso piacere nel leggere!

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