Ammare in prima (pensieri in fila)

Andare ammare in prima. Rallentamenti e ingorghi, la domenica mattina, col caldo a tappare bocche miscredenti, mentre la sudorazione, il sabato sera andato ammale, i pensieri sott’olio e sottotono, gli amori stagionati, i confini mai trovati. In prima, in auto come su un balcone, a guardare di sfuggita il verdegiallo e il blu, gli incroci di colori a sud, a picco sulla fine. Che è domenica e il mare aspetta, il mare chiede, ammare andare e ritrovarsi, riprovare. O Scegliere, annegare. In prima nella fila, per provare a dare tempo, alle mie maledizioni del buongiorno, alle tue scuse non pervenute, ai suoi voli pindarici, ai nostri “non saremo mai ma é per sempre”, ai pensieri sperperati che non meritano perdono, come l’uomo, come te. Tra poco i piedi scalzi, le ferite ripassate nel sale e poi in cottura, la Francia lì lontana, la febbre tirata via dal sonno e costretta a camminare. Ammare poi ci vado, sempre in prima, ad annegare gli abbandoni del giorno troppo stanco, dei perchè vestiti a nuovo, dei miei baci e il tuo lavoro. E non mi aspettavo accelerazioni vane, non codardi risultati. Non mi aspetto più da tempo e ho perso tempo, forse, a rovistarti nelle mani. In prima passa il mondo, versato sotto i piedi, dall’altra parte il mare, il porto, il come e il giusto un pizzico di vero. Mi sfiora giusto il vento, la fila che si muove, cambiare marcia. Nuova direzione.

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