Ammare in prima (pensieri in fila)

Andare ammare in prima. Rallentamenti e ingorghi, la domenica mattina, col caldo a tappare bocche miscredenti, mentre la sudorazione, il sabato sera andato ammale, i pensieri sott’olio e sottotono, gli amori stagionati, i confini mai trovati. In prima, in auto come su un balcone, a guardare di sfuggita il verdegiallo e il blu, gli incroci di colori a sud, a picco sulla fine. Che è domenica e il mare aspetta, il mare chiede, ammare andare e ritrovarsi, riprovare. O Scegliere, annegare. In prima nella fila, per provare a dare tempo, alle mie maledizioni del buongiorno, alle tue scuse non pervenute, ai suoi voli pindarici, ai nostri “non saremo mai ma é per sempre”, ai pensieri sperperati che non meritano perdono, come l’uomo, come te. Tra poco i piedi scalzi, le ferite ripassate nel sale e poi in cottura, la Francia lì lontana, la febbre tirata via dal sonno e costretta a camminare. Ammare poi ci vado, sempre in prima, ad annegare gli abbandoni del giorno troppo stanco, dei perchè vestiti a nuovo, dei miei baci e il tuo lavoro. E non mi aspettavo accelerazioni vane, non codardi risultati. Non mi aspetto più da tempo e ho perso tempo, forse, a rovistarti nelle mani. In prima passa il mondo, versato sotto i piedi, dall’altra parte il mare, il porto, il come e il giusto un pizzico di vero. Mi sfiora giusto il vento, la fila che si muove, cambiare marcia. Nuova direzione.

Disfare.

Sfatto il trucco, come la sera, prima di iniziare, prima delle notti giovani, bolognesi. Triste la sera, come gli occhi, dopo il tempo pieno, le pagine girate, girati gli angoli impossibili del pensiero divergente. Fuori schema, correre di opposizioni e slanci, per non lasciarsi andare e mani cercare, mani mancare. Le alternative valutare, scrutando il vuoto. Il passo dopo il tuo, il mio. In attesa, ancora fermo sul marciapiede, il pensiero divergente. Lo spazio chiuso delle mancanze, dei cortili senza fiori, dell’estate coi temporali, di ieri e ancora domani. Sfatto il foglio, come il principio sopravvalutato, prima di finire, prima di un domani incerto. Calda la sera, come i respiri intensi e introspettivi. Controproducenti. Il punto di fuga basso degli occhi belli, delle cose che non sai o sai già tutte, delle resistenze delle mani, dei bus di passaggio a portare via, a cancellare. Cancellare con costanza e avanti il prossimo, gradino, scoglio, schiaffo, peccato, bacio, rimorso, consiglio, sguardo, tappeto, soggiorno. Fare e disfare, per mantenere in vita il verde e i miei giardini senza fiori. Che sfatto resta il trucco per il nuovo giorno. E cancellare.