(S)conosciuti

Dire, dirsi. Sconosciuti a raccontarsi, raccontare, del libro appena letto, di quello che significa il suo nome, dei dettagli sul suo tempo. Tempo perso o tempo nuovo. Con un rosso di barbera, fare a modo, a modo stare, sviscerare. Cercare, cercarsi via di fuga. Non troppo basse quelle degli occhi più vicini. Incredibilmente forte. O forse no, solo cercare. La lacerazione della carne che mantiene teso un pò il respiro, eppure ancora dire, dirsi, provare che la barca in mare un pò cammina e se cammina ancora cambia, la stagione, il movimento, il pensiero alterato e controcorrente. Poi la musica, la voce, le pagine, il racconto, poi il silenzio, il vino, il venditore ambulante di bracciali che scelgono polsi su cui stare, il blu. Solo il blu. Il rosso che rifiuta. Il tempo, poi il silenzio e un bagno da vedere prima del saluto. E dire niente,niente dirsi. Starci il giusto male per i passaggi non voluti, per i tre secondi non riusciti, per il mancato tocco di eleganza, per i sistemi vuoti che si vogliono riempire. Poi tra prendere e lasciare, dormire. Dormire. 

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