A bocca piena.

A bocca piena. A ingurgitare hamburger di manzo ben compatto maionese sottaceti tuberi finemente tagliati le insalate troppo verdi quasi rosse. A bocca piena, per le zucchine alla julienne. Alla fabrienne trinciare il mio cuore, opportunamente insaporire. Alla prova, del cuoco, a bocca piena. Per il boss, delle torte, dei tortellini con la zucca, riempimento del palato, del costato, dello stomaco dolente. La salsa cocktail, denocciolando il senso, dorando quello che non siamo. A fuoco lento, cuociamo gli sbagli. A bocca piena. A mordere il pollo tra i denti, che mi sento faraona, cacciatora, al cartoccio, sottosale. E non mi sento affatto. Come acqua quando bolle, ribolle e si consuma. Ben cotto, ben servito. Col salame lì sugli occhi. Mi divora il peso, del ripieno. Ti scongeli, ti contieni, sulla brace. Mio consumo inesistente. E poi mi spalmo e perdo gusto e consistenza. E appetito. A bocca vuota. La saliva. Immagine

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